mercoledì 3 ottobre 2007

fuga dall'open space

Elvis. Bono. e molti altri che allietano le mie orecchie nelle lunghe ore di lavoro in redazione. ma certi giorni non bastano a elimanre il tedio che entra da ogni fessura della stanza e del cervello. sarebbe bello poter partire in questo istante e salutare tutti con in mano un fazzoletto bianco démodé. fare ciao ciao con la manina all'open space: sistemazione di grandi ambienti interni, spec. adibiti a uffici, in locali suddivisi non da muri ma da scaffalature, armadi, ecc. (De mauro on line). l'open space è una gabbia dove non tutto è negativo. si fa amicizia con le persone, si dicono milioni di cazzate, ma si fanno anche tante brutte figure perchè la privacy è praticamente impossibile. l'ultima? una bella festa di compleanno organizzata tra amici colleghi e uno sciagurato che salta fuori sul più bello, a poche ore dall'evento, ma tu cara vieni stasera? sì. e tu? io cosa, dove? ah perchè non te lo hanno detto? un momento in cui la temperatura delle mie mani è scesa drasticamente sotto lo zero e ho cercato di giustificare la situazione con una magrissima frase. sai si tratta di un compleanno e non di una cena di redazione. silenzio. nessuna risposta. ho aspettato quelche secondo perchè l'imbarazzo si sciogliesse e ho rimosso dalla mia testa il motivo della grezza. ma la voglia di volare fuori da questo open space è auemntanta tanto da farmi mettere le ali della fantasia e tuffarmi su di un prato in piena Irlanda nella buona stagione.

2 commenti:

estrellita ha detto...

su un prato irlandese ci staresti perfettamente. e non solo dal punto di vista cromatico :)

imbarcoimmediato ha detto...

:)