giovedì 11 ottobre 2007

il sindacato

protocolli, accordi, voti, discussioni. ma perchè? e sopratutto per chi. va bene ci sono milioni di pensionati, milioni di operai ma gli altri? milioni di giovani, se alle soglie dei quaranta puoi essere ancora definito giovane, precari, sbalestrati, bamboccioni, appesi a un futuro che non c'è. se ti ammali non ti pagano. se vai in ferie non ti pagano. se vai in maternità non ti pagano e ringrazia il signore se quando il ciuccio prende il posto del capezzolo hai ancora una scrivania o un pc. punto. e basta.

3 commenti:

alessandro ha detto...

io spesso mi chiedo: se tornassero in vita i sindacalisti di inizio secolo, quali lavoratori sceglierebbero di rappresentare prima di tutti gli altri? i precari, direi. i più deboli. o no? :-/

imbarcoimmediato ha detto...

e certo! ti assicuro che navigando nelle viscere di uno dei maggiori sindacati contemporanei si ha la netta sensazione di essere in un ambiente vecchio, immobile, terribilmente paraculo. una volta sono andata a una conferenza stampa dei sindacati confederali, e mi è parso di stare in una stanza dove l'unica cosa che contava realmente erano i saluti e i baci e gli abbracci tra i vertici dei paladini dei lavoratori e i vertici del quarto potere. non c'era un minimo di incazzatura nell'aria, uno straccio di energia combattiva, nulla di nulla. sembrava di stare in una catacomba. ma che vuoi che gli freghi a sta gente di rappresentare i più deboli. hanno perso il senso della loro fottutissima storia e funzione in un questa società alla rovescia.

alessandro ha detto...

la cosa triste è che anche chi volesse appassioarsi e fare davvero qualcosa troverebbe forse più ostacoli nei sindacati che nelle aziende.
quando ho letto "cipolle e libertà" di federico bozzini, un vecchio operaio della riello e sindacalista cisl (una testimonianza entusiasmante, ripresa anche da paolini, che consiglio di leggere inegralmente), ho pensato che il suo percrso oggi sarebbe impossibile, o quasi.