giovedì 11 giugno 2009

anime belle e animacce loro….

Il mio post precedente e il commento della mia amica fumatrice dell’urbe necessitano di un ulteriore spiegazione. Un giorno ero nella grande mela nostrana nel mio ufficio a due passi alla madunina, in una bella e prestigiosa redazione, e mi sono confrontata con una collega milanesissima.

Ricordo di essermi lamentata con lei della difficoltà oggettiva di vivere in una città così tosta, con dei ritmi assurdi, in un luogo dove se hai soldi non hai tempo, se hai tempo non hai soldi. Guadagnavo molto bene ma uscivo dall’ufficio alle 22 ogni sera, ma con la soddisfazione di aver fatto un buon lavoro e di avere imparato sempre qualcosa in più. Insomma la collega in questione mi ha quasi aggredito fisicamente dicendomi “ecco ancora una volta qualcuno che non è di milano che sputa nel piatto in cui mangia” “questa città dà da mangiare a un sacco di gente” “ ma perché non ve ne tornate a casa vostra allora se non vi piace stare qui?” vabbè. Infatti dopo qualche mese sono andata via.

Ovviamente non su suo suggerimento ma perché effettivamente, almeno per me, vivere in una città così era insopportabile nonostante il lavoro che amavo. Detto questo torniamo all’urbe che ha anche lei un elevato grado di difficoltà e pesantezza ma anche dei pregi. La città mi ospita da cinque anni, per andare via da milano ci ho messo solo sei mesi. quindi roma batte milano uno a zero, palla al centro. La città è meravigliosa, ti fa stare bene quando la vivi, la attraversi, la ammiri. Il problema è l’arroganza che, tranne qualche fortunata eccezione, riscontro in un sacco di gente: dal farmacista sotto casa al mio capo, fino alla signora che mi serve il pane in bottega. È fondamentalmente questo che mi irrita di questo luogo.

A milano si limitano a ignorarti e guai se vai in giro vestito un po’ sciatto…. Ti guardano come se fossi un barbone, un senza dimora. Roma batte milano 2 a zero. Di nuovo palla al centro. E poi una cosa che mi sposta i nervi nell’urbe è…. questa. Io soffro quando chi ho di fronte, in vari contesti, cerca di prendermi per il sedere, sottovalutando la mia intelligenza, con quell’aria di superiorità che parla da sola “io la so più lunga di te, sono secoli che la sappiamo più lunga di voi barbari”. Ecco.

Poi a favore dell’urbe posso dire che in questo meraviglioso luogo è nato mio figlio, ho conosciuto delle persone speciali, ho vissuto gioie e dolori, separazioni e felicità. Roma non può lasciarti indifferente e non ti costringe ad abbandonarla per incompatibilità ambientale. Scavando un po’ ho capito che nessun luogo potrà mai essere casa mia perché sono una sradicata, sono trent’anni che non ho radici. E questo non c’entra con roma. Potrei andare in cima al mondo e girarlo tutto ma non mi sentirò mai profondamente a casa.

Ogni luogo che ho attraversato mi ha regalato qualcosa, ed è questa la ricchezza che ho e che mi porto dietro come un fagotto irrinunciabile. Le mie radici piccolissime stanno disseminate nel continente nero, in riva ai caraibi e nel sud ovest della gran bretagna. In fondo sono i primi anni di vita che formano queste protuberanze fondamentali che affondano al centro del mondo e non ti fanno vacillare troppo nei momenti in cui hai necessità di tornare nella tua vecchia cara e inossidabile tana.

1 commento:

Alessandro & Paolo ha detto...

Quanto hai ragione
Ogni luogo ha i suoi limiti
MA, l'importante, è rimanere sempre noi stessi
complimenti