mercoledì 11 maggio 2011

sala mensa

ho cambiato più posti di lavoro o appartamenti? la domanda mi frulla da qualche giorno. sì perché mi accingo per l'ennesima volta a cambiare azienda/progetto/colleghi/ufficio. è pur vero che questa volta torno in un luogo già frequentato da cui sono stata assente per 5 mesi. torno a seguire un progetto già avviato in precedenza anche se non ho ancora idea dell'evoluzione, meglio della piega che questo può aver preso in mia assenza. ma non temo grosse sorprese.
oggi, uno degli ultimi giorni di lavoro nel luogo dove mi trovo ora ho potuto finalmente aggiungere un ultimo tassello alla panoramica ambientale: la sala mensa esclusa ai poveri consulenti mortali. ma l'ho acquisito da "privilegiata", per puro caso (o forse no) sedendo al tavolo, precisamente alla sinistra dell'AD. è stato molto divertente, direi un po' surreale. gli altri commensali di tutto rispetto: la mia collega, una nordica cazzuta approdata nella capitale, una delle migliori che abbia collezionato in questi anni di lavoro, i clienti, il capo del personale, il capo di tutta l'area, davvero carino anche lui, un pugliese doc che riassumerei in tre aggettivi leale, corretto e organizzato (i suoi taralli sul tavolo riunioni saranno un sapore unico che mi porto nella valigia dei ricordi), e infine un altro personaggio che riesce ad essere stonato e fuori luogo in qualsiasi contesto.
al tavolo si è spaziato da ipotesi terremoto catastrofico imminente sulla capitale con un dubbio sull'orario - le 12 o le 16.30? - l'acquisizione di Skype da parte di Microsoft con considerazioni su volume di traffico, utenti e debiti accumulati dalla società venduta e ovviamente cifre della trattativa, Marchionne uomo dell'anno e infine il capo area che ha confessato di essere inglobato ogni week end dai due figlioli più piccoli che gli vengono scaricati sull'uscio dalla moglie non appena mette piede in casa. è stato tutto molto piacevole. e se io sono ancora qui a scrivere senza avvertire scosse di terremoto, mancano solo 5 minuti all'ora X, penso che la giornata sia da ricordare. cosa ho mangiato? tre polpette, 10 fettine di cetriolo condito con olio e sale, 1 fetta di pane e un po' di sana acqua minerale leggermente frizzante. seguito da un caffè. tutto pagato.
sento già una lieve nostalgia, non della mensa, ma di questa esperienza lavorativa che sicuramente ha la sua importanza nel mio iter professionale. un grazie a chi ha permesso che la vivessi (tu sai chi sei e so che mi leggi) e un non grazie, anzi un bel vaffa a chi mi ha fatto odiare tutto questo per una pessima gestione prevalentemente economica. Senza di loro forse questa esperienza sarebbe durata più a lungo o forse no. non lo so. per ora va a rimpinguare il mio curriculum e le mie competenze e il mio bagaglio umano.
qui dentro di persone carine ne ho incontrate molte anche se la frequentazione non è stata particolarmente assidua. In particolare voglio ricordare la collega che sulla porta del palazzone di vetro mi ferma per dirmi che ha saputo della mia imminente dipartita e mi dice che pensa sia un peccato non aver avuto occasione di lavorare su un progetto comune perché da quel poco (abbiamo fatto una sola riunione assieme) ha potuto capire che sono una brava ed è felice per me che vado a stare meglio. Wow, la mia autostima, sempre carente di simili iniezioni, a quel punto ha superato l’ottavo piano del palazzone stesso.
Voglio ricordare anche il collega più paziente del mondo, quasi una sfinge, con il quale ho lavorato molto quasi ogni giorno, il collega che fuma le sigarette elettroniche, il collega che si emoziona pensando alle possibilità offerte dalla nuova applicazione mobile che sta progettando con un entusiasmo surreale e tenero. La guardia all’ingresso, di una gentilezza disarmante, e il boss di tutti i server, molto gentile ma un po’ distaccato. La collega overzise, quella mummificata (l’ho sentita parlare tre volte in sette mesi) e la collega con la quale ho vissuto in diretta il matrimonio dell’anno (William e Kate) che sul finire si commuove e mi racconta di essersi separata da pochissimo facendomi provare in un istante tenerezza e solidarietà.

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