giovedì 13 ottobre 2011

riflessioni mattutine

credo di aver riflettuto su qualcosa che milioni di donne vivono tutti i santi giorni: la disparità tra il milione di cose da fare tra casa e lavoro e la mentalità ancora leggermente antiquata sul ruolo della mamma.

cerco di spiegarmi meglio. le dinamiche mamma lavoro si sono evolute, ora tante donne hanno un'occupazione fuori casa ma la mentalità sul ruolo della mamma, di cosa dovrebbe fare o non fare, di come lo dovrebbe fare, del mettere le esigenze del proprio pargolo al disopra di ogni altra cosa sono sempre le stesse, quelle di 40 anni fa.

è come se la percezione del ruolo di donna mamma fosse rimansta ancorata a quando le nostre mamme, non tutte ma molte tra loro, avevano un unico ruolo: fare le mamme, le mogli, le casalinghe. buone mogli, madri decenti e casalinghe perfette, brave cuoche, maestre di economia domestica e via discorrendo.

oggi ci si attende in molti casi di incontrare una mamma, moglie, professionista, cuoca, tuttofare che faccia tutto quanto alla menopeggio, o magari al meglio, fosse possibile. una fatica più grande di sempre, magari con meno frustrazione del passato perché chi vuole può trovare la propria realizzazione, o parte di questa, nel lavoro, con un conto in banca proprio e più o meno decente che consenta di pagare metà affitto, fare la spesa, comprare un paio di scarpe senza dover comunicare l'evento al cotitolare. tutte cose positive che hanno un prezzo.

una rivoluzione culturale non c'è ancora stata dentro le teste delle persone, sopratutto delle stesse donne che mi attendo siano portatrici di solidarietà e di suggerimenti "evoluti" e "moderni". che arrivano dalle coetanee ma non dalle donne più mature che immagino debbano essere più comprensive e capire di più come è stato per loro e come è per noi ora.

ma c'è un punto ancora più importante, dentro i meandri della mia riflessione mattutina, è il valore sociale del senso di colpa insito nelle mamme e ben alimentato dal mondo che ruota attorno a loro. non è la rete sociale, non sono le strutture, non sono le politiche (inesistenti) per la famiglia. no. non sono queste realtà dei mondi civili e civilizzati un po' più a nord del nostro stivale, che reggono il sistema. è il senso di colpa delle mamme.

il senso di colpa che fa lasciare il lavoro prima della pensione per poter fare le mamme a tempo pieno e sentirsi così gratificate (ho dei dubbi in molti casi) e magari rinfacciare per sempre la scelta fatta a marito e figli cresciutelli.
valore 1 del senso di colpa mammifero: è un buon antidoto alla crescita della disoccupazione, molte donne non cercano nemmeno più un lavoro.

il senso di colpa che fa trascurare la professione per seguire tutto il resto.
valore 2 : stop alle carriere in tailleur, le mamme sono troppo poco disposte a tirar tardi alla scrivania o in riunione

il senso di colpa ti fa cadere nei tranelli più ovvi creati su misura da chicchessia per manipolare le decisioni prese o da prendere.
valore 3 le donne mangiate dal senso di colpa sono più fragili e manipolabili. un valore che fa comodo un po' a tutti.

In questa mia riflessione mattutina non mi sento di parlare male degli uomini, tutto sommato non è colpa loro! ecco di nuovo il senso di colpa al femminile: il sessismo non è neppure questo colpa degli uomini? non credo perché siamo noi che dobbiamo cambiare mentalità, sono le nostre mamme, le nonne, le zie, le sorelle, le amiche, le colleghe, le vicine di casa, le donne a dover fare la rivoluzione culturale che sia capace di estirpare una volta per tutte, o almeno in parte, il senso di colpa.

Agli uomini è necessario comunicare il cambiamento avvenuto. Non possiamo attenderci da loro una rivoluzione che non li riguarda. Possiamo solo contare e sperare sulla loro comprensione e solidarietà. Se siamo a noi a fare le prime mosse, loro capiranno. Ne sono certa.

1 commento:

x ha detto...

dopo un anno di antidepressivi, oggi, a sorpresa, sono pronta a rivedere la mia posizione sul senso di colpa:
credo che il senso di colpa faccia un po' fisiologicamente parete dell'essere mamme, del processo di "separazione" tra la mamma e il figlio. il problema nasce quando supera il livello di guardia. per fare un esempio, è un po' come la febbre o il sismografo: un indicatore che avvisa prima che ci sia un pericolo vero. bisogna imparare a considerarlo così. che faccia comodo a tanti è fuor di dubbio, ma forse occorre riappropriarsene: il senso di colpa è mio e me lo gestisco io, possibilmente utilizzandolo a scopo benefico (perché sono sicura che ce l'ha) ;)